mercoledì 4 settembre 2013

Navi da guarra Nato sulle coste Siriane. Fonte Informazione Libera

Il dispiegamento navale è stato deciso “prima” dell’attacco chimico del 21 agosto
Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 3 settembre 2013 (Parte di queste osservazioni conclusive è stata scritta nell’agosto 2012)
Un massiccio dispiegamento navale degli Stati Uniti e alleati si svolge nel Mediterraneo orientale al largo delle coste della Siria, così come nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. Anche se questa dimostrazione di forza militare potrebbe non rientrare nel piano di attacco immediato contro la Siria, crea un clima di timore in Siria. L’US Navy ha schierato l’USS San Antonio, una nave da assalto anfibio nel Mediterraneo orientale. La San Antonio raggiunge cinque cacciatorpediniere statunitensi “già sul posto per dei possibili attacchi missilistici sulla Siria, ha detto un funzionario della difesa.” L’USS San Antonio, con diversi elicotteri e centinaia di marine a bordo, “staziona nel Mediterraneo orientale“, ma “non ha ricevuto alcun compito specifico“, ha detto l’anonimo funzionario della difesa. L’US Navy schiera cinque navi da guerra e una nave anfibia in Mediterraneo davanti la Siria. L’USS San Antonio disponendo di attrezzature per lo sbarco anfibio, può essere utilizzata per sbarcare seimila tra marinai e marine, ma comunque “niente scarponi sul terreno” rimane il motto ufficiale. Allora, perché gli statunitensi schierano la loro più avanzata nave da assalto anfibio? Le notizie suggeriscono che sia routine e che non ci siano piani di attacco: “Nessuno sbarco anfibio è previsto, tuttavia, il presidente Barack Obama ha escluso qualsiasi ‘stivale sul terreno’”. (Ibid)
Attualmente vi sono cinque cacciatorpediniere al largo delle coste della Siria: gli USS Stout, Mahan, Ramage, Barry e Graveley, per non parlare della nave d’assalto anfibio San Antonio. I cacciatorpediniere sono equipaggiati con missili da crociera Tomahawk, e “sono pronti a sparare… se Obama dà l’ordine.” Il 28 agosto, l’US Navy annunciava il dispiegamento del cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, USS Stout, in rotta per unirsi ad altri quattro cacciatorpediniere,”mentre fioccano le accuse che il regime del presidente siriano Bashar al-Assad ha usato armi chimiche contro i civili, il 21 agosto“. Nella solita torsione, questo dispiegamento di Forze navali di Stati Uniti ed alleati, viene preceduto dall’attacco chimico attribuito al Presidente Bashar al-Assad. Secondo i registri navali, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Stout (DDG 55) è partito dalla Naval Station Norfolk, in Virginia, il 18 agosto 2013, “per schierarsi nella zona di responsabilità della VI Flotta statunitense“. L’USS Ramage ha lasciato la Naval Station Norfolk il 13 agosto per il Mediterraneo orientale, “per rilevare il Mahan“. Ma in realtà è stato deciso di schierare tutti e cinque cacciatorpediniere lungo le coste siriane. Questa decisione è stata presa dal Pentagono molto prima degli attacchi chimici del 21 agosto, che costituiscono il pretesto di Obama per intervenire su motivazioni umanitarie.
La nave d’assalto anfibio San Antonio che trasporta elementi del 26° Marine Expeditionary Unit, si è unita ai cinque cacciatorpediniere dell’US Navy nel Mar Mediterraneo orientale, ha confermato un funzionario della difesa (30 agosto). “Nessun compito specifico è stato assegnato finora”, ha detto il funzionario, parlando in condizione di anonimato. “La San Antonio è in mare nella prudente decisione che possa essere spedita dove è necessaria.” I cinque cacciatorpediniere posizionati vicino la Siria sono: Barry, Gravely, Mahan, Ramage e Stout. L’US Navy aveva tre cacciatorpediniere nel Mediterraneo, e il Ramage e lo Stout dovevano sostituire il Mahan e il Gravely rispettivamente, quando sono arrivati questo mese. Ma i funzionari hanno deciso di mantenerli tutti e cinque sul posto, mentre gli Stati Uniti soppesano un attacco. Ogni cacciatorpediniere può trasportare fino a 90 missili da crociera Tomahawk, anche se di solito ne trasportano assai di meno durante le operazioni. Marinecorpstimes.com, 30 agosto 2013
Questo massiccio dispiegamento navale comprende anche dei sottomarini strategici, ordinato prima del tragico evento del 21 agosto, ponendo così la domanda: “Se l’attacco chimico è la giustificazione per intervenire, perché l’ordine di lanciare l’operazione navale “umanitaria” R2P contro la Siria è stata decisa “Prima” del 21 agosto? Vi era già la consapevolezza o l’intelligence riguardo l’evento dell’attacco chimico del 21 agosto?” Un attacco contro la Siria immediato o a breve termine è improbabile. Obama ha annunciato il 31 agosto che avrebbe cercato l’approvazione formale del Congresso degli Stati Uniti, che si riunirà il 9 settembre. Le notizie da fonti indipendenti forniscono prove certe che i ribelli di al-Qaida, sponsorizzati dagli Stati Uniti (reclutati e addestrati dalle Forze Speciali alleate), hanno in possesso armi chimiche, e questo ritardo non favorisce la credibilità politica del presidente. Inoltre, vi è la prova che i ribelli sponsorizzati dagli USA hanno usato armi chimiche contro i civili. Nel fornire queste armi chimiche ai “ribelli” di al-Qaida, l’alleanza USA-NATO-Israele viola il diritto internazionale, per non parlare della propria legislazione antiterrorismo. Sostenere apertamente al-Qaida è diventata la “Nuova Norma”. Quando le varie prove vengono assemblate, il quadro che emerge è quello di un’”operazione falsa bandiera” svolta dai “ribelli” e dalle forze speciali statunitensi, per incolpare il Presidente Bashar al-Assad di aver ucciso la propria gente. Come accennato in precedenza, il dispiegamento navale è stato deciso prima dell’attacco chimico del 21 agosto. Tale diabolico attacco false flag, che consiste nell’uccidere dei civili e incolparne il governo siriano, costituisce la giustificazione dell’intervento militare per “motivi umanitari”.
Gli Stati Uniti e i loro alleati sono in procinto di schierare le loro forze navali al largo delle coste siriane. Il Pentagono ha confermato che la portaerei USS Nimitz e il suo gruppo d’attacco si dirigono verso il Mar Rosso dall’Oceano Indiano ma, secondo dichiarazioni ufficiali, “non è stato dato l’ordine di partecipare all’attacco limitato degli Stati Uniti contro la Siria“. “Il funzionario ha detto che il gruppo d’attacco non ha avuto assegnata alcuna missione e il passaggio del Mar Rosso è una mossa prudente, nel caso siano necessarie le sue risorse per “massimizzare le opzioni disponibili”. Le altre navi del gruppo d’attacco dell’USS Nimitz sono l’USS Princeton e tre caccia, USS William P. Lawrence, USS Stockdale e USS Shoup. Le ultime notizie indicano che la portaerei USS Harry S. Truman e il suo gruppo d’attacco siano nel Mare Arabico settentrionale. Nel frattempo, vi sono conferme che la Francia ha inviato la sua fregata antiaerea Chevalier Paul nel Mediterraneo orientale. La nave da guerra francese si unisce alla flotta di navi da guerra statunitensi e britanniche”, tra cui i cacciatorpediniere dell’US Navy e i sottomarini inglesi e statunitensi, armati con missili da crociera Tomahawk.” La Siria viene dipinta dai media francesi come l’aggressore: “La nave Chevalier Paul è uno dei caccia più avanzati francesi della classe Horizon,… sarà “estremamente utile” se la Siria decidesse di lanciare attacchi aerei contro la flottiglia internazionale”. La portaerei a propulsione nucleare francese Charles de Gaulle rimane in banchina, nel porto di Tolone, nel sud della Francia, secondo le agenzie di stampa.”
Navi da guerra russe verso le coste siriane
Una situazione critica si sta affermando: anche Mosca ha annunciato l’invio di due navi da guerra nel Mediterraneo orientale, per aumentare la sua potenza navale presso la base navale russa del porto di Tartus, nella Siria meridionale. L’agenzia ha citato una fonte dello stato maggiore delle forze armate dire che una nave anti-som e un incrociatore lanciamissili saranno inviati nei prossimi giorni, perché la situazione “richiede alcuni aggiustamenti” della forza navale. ‘Navi da guerra francesi e russe verso la Siria’ – France24
I sistema di difesa aerea della Siria
L’S-300 russo è operativo. Il dispiegamento del sistema missilistico superficie-aria S-300 in Siria è previsto dal Ministero della Difesa russo dal 2006. La Siria possiede anche il sistema di difesa aerea Pechora-2M. Il Pechora-2M è un sofisticato sistema antiaereo multiplo, che può essere utilizzato anche contro i missili da crociera. Se questa difesa aerea non fosse attiva, l’attuazione di una “no fly zone” di USA-NATO sarebbe senza dubbio già stato previsto. Descrizione: il Pechora-2M è un sistema missilistico antiaereo superficie-aria a corto raggio, progettato per la distruzione di aerei, missili da rociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei volanti a quote basse e medie. Inoltre, in risposta alle installazioni dei missili Patriot della NATO in Turchia, la Russia ha consegnato alla Siria gli avanzati missili Iskander, pienamente operativi. L’Iskander è descritto come un sistema missilistico superficie-superficie “che nessun sistema di difesa missilistica può tracciare o distruggere“: l’Iskander può volare a velocità ipersonica, ad oltre 1,3 chilometri al secondo (Mach 6-7) ed ha una gittata di oltre 280 miglia con una precisione millimetrica nel distruggere bersagli con la sua testata da 1.500 chili, un incubo per qualsiasi sistema di difesa missilistica.
Osservazioni conclusive
Il mondo è a un bivio pericoloso. Il dispiegamento navale di Stati Uniti e alleati nel Mediterraneo orientale, è contiguo al dispiegamento di navi da guerra russe presso la base navale russa di Tartus. La Siria ha un sistema di difesa aerea avanzato, che sarà utilizzato nel caso di un attacco statunitense. Consiglieri militari russi assistono le forze armate siriane. La Siria ha anche potenti forze terrestri. La Siria ha costruito il suo sistema di difesa aerea con l’arrivo e l’installazione negli ultimi anni del sistema russo S-300.
La storia ci dice che le guerre sono spesso causate in modo imprevisto, da “errori politici” ed umani. Questi ultimi sono tanto più probabili nel sistema politico corrotto e diviso di Stati Uniti ed Europa occidentale. La pianificazione militare USA-NATO è supervisionata da una gerarchia militare centralizzata. Le operazioni di comando e controllo sono, in teoria, “coordinate”, ma in pratica sono spesso segnate da errori umani. I servizi segreti spesso operano indipendentemente e al di fuori della responsabilità politica. Mentre i pianificatori militari sono profondamente consapevoli dei pericoli dell’escalation, i politici rispondono agli interessi economici dominanti, e in ultima analisi decidono il lancio di un importante teatro di guerra. Qualsiasi forma d’intervento militare diretto USA-NATO contro la Siria destabilizzerebbe l’intera regione, che potrebbe condurre a un’escalation su una vasta area geografica, dal Mediterraneo orientale al confine Afghanistan-Pakistan con il Tagikistan e la Cina. La pianificazione militare comporta scenari intricati e giochi di guerra da entrambe le parti, tra cui opzioni militari relative ai sistemi d’arma avanzati. Uno scenario da Terza Guerra Mondiale è contemplato dai pianificatori militari USA-NATO-Israele fin dall’inizio del 2000. L’escalation è parte integrante dell’agenda militare. I preparativi di guerra per attaccare la Siria e l’Iran sono in “avanzato stato di preparazione” da diversi anni. Abbiamo a che fare con il complesso processo decisionale politico e strategico che coinvolge l’interazione di potenti gruppi d’interesse economico e le azioni occulte dei servizi segreti. Nel caso della Siria, l’intelligence degli USA e delle sue controparti occidentali e israeliane sostengono l’insurrezione armata in gran parte integrata dai mercenari di al-Qaida e dagli squadroni della morte.
Il ruolo della propaganda di guerra è di primaria importanza non solo per lo conformare l’opinione pubblica affinché accetti l’ordine del giorno bellico, ma affinché si crei un consenso nelle alte sfere decisionali. Una forma selettiva di propaganda di guerra è diretta agli “alti funzionari” (TOPOFF) delle agenzie governative, dell’intelligence, delle forze armate e dell’ordine, ecc. Tutte destinate a creare un consenso inflessibile a favore della guerra e dello Stato di polizia. Mentre i piani di guerra avanzano, è essenziale che i pianificatori politici e militari siano giustamente impegnati a condurre la guerra “in nome della giustizia e della democrazia“. Perché ciò avvenga, devono credere fermamente nella loro propaganda, vale a dire che la guerra è “uno strumento di pace e di democrazia”. Non hanno alcun interesse per il devastante impatto dei sistemi d’armi avanzati, ordinariamente classificato come “danni collaterali”, e tanto meno per il senso e il significato della guerra preventiva con l’utilizzo di armi nucleari. Va notato che il consenso alla guerra umanitaria sarà estremamente fragile se ampi settori dell’opinione pubblica saranno contrari alla guerra. Le guerre sono sempre decise dai leader civili e dagli interessi aziendali, piuttosto che dai militari. La guerra serve agli interessi economici dominanti, che agiscono dietro le quinte, nelle riunioni aziendali a porte chiuse, nei think tank di Washington, ecc.
La realtà capovolta. La guerra è pace. La menzogna diventa verità. La propaganda di guerra, vale a dire le menzogne mediatiche, costituisce il più potente strumento di guerra. Senza la disinformazione dei media, l’agenda bellica US-NATO-Israele sarebbe crollata come un castello di carte. La legittimità dei criminali di guerra ai vertici sarebbe spezzata. E’ quindi essenziale disarmare non solo i media mainstream, ma anche il segmento degli autoproclamati media alternativi “progressisti” che danno legittimità alla “responsabilità di proteggere” (R2P) del mandato della NATO, in gran parte con l’obiettivo di smantellare il movimento contro la guerra. La strada per Teheran passa per Damasco. Una guerra all’Iran comporterebbe, come primo passo, la destabilizzazione della Siria come Stato-nazione. La pianificazione militare riguardante la Siria è parte integrante dell’agenda bellica contro l’Iran. La guerra contro la Siria potrebbe evolvere verso una campagna militare USA-NATO-Israele contro l’Iran, in cui Turchia e Israele sarebbero direttamente coinvolti. E’ fondamentale diffondere le notizie e spezzare i canali di disinformazione mediatica. Una comprensione critica e imparziale di ciò che accade in Siria è di cruciale importanza per invertire la marea dell’escalation militare verso una grande guerra regionale.
Il nostro obiettivo è in definitiva di smantellare l’arsenale militare USA-NATO-Israele e ripristinare la pace nel mondo. E’ essenziale che i popoli di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Italia, Israele, Turchia e di tutto il mondo impediscono questa guerra.
2939493Copyright © 2013 Global Research

giovedì 29 agosto 2013

Siria e Mondo, quando la verità viene nascosta. (fonte Informazione Libera)

Vi racconto cosa sta accadendo in Siria e perché in Italia non viene detta la verità: a colloquio con Mimmo Srour (siriano)

(di Clara Salpietro) – “La Siria sta pagando un prezzo altissimo per una partita che serve a stabilire nuovi equilibri mondiali e in Italia la verità non viene detta, viene raccontata un’altra realtà”. E’ quanto afferma Mimmo Srour, siriano, ingegnere, ex assessore della Regione Abruzzo e della Provincia dell’Aquila, ex sindaco di Sant’Eusanio Forconese, comune in provincia de L’Aquila.
Srour è nato a Nakib, in Siria, dove è rimasto fino al momento di intraprendere gli studi universitari. Il suo vero nome è Mahmoud ma tutti lo chiamano “Mimmo” fin da quando venne in Italia, nel 1969, per laurearsi in Ingegneria presso l’Università dell’Aquila, città dove ha deciso di restare mettendo sù famiglia.
Mimmo Srour conosce bene la Siria e anche in questi momenti così delicati e complessi continua ad essere in contatto costante con persone, che ricoprono vari incarichi, che vivono in Siria. L’aspetto che mette in evidenza e che non riesce ad accettare riguarda l’informazione di parte che viene portata avanti in Occidente. “Un po’ di tempo fa alcuni giornalisti italiani, di giornali anche blasonati, sono andati in Siria – afferma – e una volta tornati nessun giornale gli ha dato la possibilità di scrivere e raccontare quello che avevano visto. E’ stato imposto il silenzio su quanto sta accadendo in Siria”.

Mimmo Srour

Secondo lei cosa sta accadendo in Siria?
Io sono convinto che tutto è già stato scritto da parecchio tempo. Chi è attento a quello che succede in Siria, queste cose le ha sentite e lette tempo fa, da tanto si parla di Grande Medio Oriente, di disordine creativo. Hanno promesso queste cose a tutto il bacino del Mediterraneo. Vi sono in atto nuovi equilibri mondiali, in cui la Russia aspira ad un ruolo diverso rispetto a quello che ha assunto negli ultimi anni, dopo il crollo del muro di Berlino e dell’Unione sovietica. Dietro la Russia sembra che ci sia la Cina, ma anche Brasile, India e Sudafrica, cioè i cinque Paesi che compongono il BRICS. Credo che la Siria stia pagando questo prezzo e per questo si sta combattendo una guerra. Il Times ha scritto che quelli che combattono in Siria in realtà sono tutti mercenari, combattono dietro un compenso pagato dai Paesi del Golfo. E’ vero che in Siria ci sono dei problemi, tra cui la corruzione, però questo non c’entra niente con quanto sta accadendo, i Paesi del Golfo hanno voluto approfittare della situazione difficile per arrivare ad un loro obiettivo. Basta guardare la carta geografica e leggere cosa sta succedendo in questi giorni in Pakistan, in Afghanistan dove sappiamo chi c’è, in Iran, in Iraq e in Siria che diventa la porta verso il Mediterraneo. Il “cambio del regime” in Siria è una parola d’ordine e solo le parole d’ordine si rispettano in questo modo: con il silenzio. Nessuno dice, nemmeno per dovere dell’informazione, cosa fa una parte e cosa sta facendo l’altra. Si stanno verificando atti di puro terrorismo, come l’attentato che è successo a Damasco. Non capisco perché se il ministro della Difesa e il viceministro sono colpevoli allora li portiamo a processo, altrimenti li uccidiamo con le bombe. Oggi in Siria non si può viaggiare da una città all’altra perché c’è il rischio di essere sequestrati e in base alla carta d’identità pure uccisi. Ci sono delinquenti di professione che hanno costituito le loro bande, fermano e uccidono.
Da un lato c’è la Russia e dall’altro lato chi c’è?
C’è l’Arabia Saudita, il Qatar, tutti i Paesi del Golfo, e la Turchia, Paesi che pagano. Poi c’è l’America e tutto l’Occidente tra cui l’Inghilterra, la Francia, che sta cercando di riacquistare un ruolo da protagonista ma sta facendo solo danni, che forniscono armi, strumenti, attrezzature, tecnologie. Tutti abbiamo l’obbligo, il dovere di difendere la laicità della Siria, la tolleranza della Siria. In Siria il 40% della popolazione sono minoranze: Sunniti, Sciiti, Alawiti, Drusi, Cristiani Ortodossi, Cristiani di rito Orientale e Occidentale e si trovano ben quattro etnie diverse: arabi, curdi, armeni e drusi. Convivono insieme 19 confessioni religiose, questo era un modello che andava salvato e salvaguardato. Non è possibile giustificare quanto sta accadendo solo perché non fa comodo avere Assad, perché bisogna dare vita al grande Medio Oriente. Una donna in minigonna fino a qualche tempo fa poteva andare alle 3 di notte in una qualunque via di Damasco da sola e non le sarebbe successo niente. Nel giro di 18 mesi siamo arrivati che nessuno può uscire da casa.
Lei ha contatti con persone che si trovano in Siria?
Ho contatti continuamente e la gente è terrorizzata, impaurita, la gente non capisce perché questo odio contro il popolo siriano, la gente non riesce a comprenderlo. Addirittura noi che difendiamo le minoranze, in Siria abbiamo abbandonato anche i cristiani. Bisogna ricordare a tutti che il cristianesimo è nato in Siria seicento anni prima dell’Islam. La Siria non è un paese qualsiasi, ha una storia alle spalle. Ha dato alla Chiesa cattolica quattro Papi, ha dato imperatori all’Impero Romano. Io dico che quanto sta accadendo non è comprensibile. Dove sta la primavera di cui parlano tutti? Questo è un “inverno gelido”, non una “primavera”. Dove sta in Libia, in Egitto? La primavera consiste nel consegnare la sponda Sud del Mediterraneo all’Islam politico e in alcune occasioni integralista? Significa che non abbiamo capito nulla. Io ho dedicato la vita per il dialogo nel bacino del Mediterraneo, per creare non una frontiera, ma un ponte di dialogo e invece stiamo lavorando per consegnare, malgrado la volontà popolare, la Siria alle monarchie assolute. In Arabia Saudita una donna non può uscire di casa da sola, deve essere accompagnata da un uomo, non può guidare la macchina, non c’è un Parlamento, non si vota nemmeno per un condominio. Nel Qatar la stessa cosa. Possono essere protagonisti di una “primavera democratica” questi Paesi che sono monarchie assolute? A chi vogliono farlo credere.
Tempo fa è stato detto che l’Emiro del Qatar vuole diventare il leader di un grande movimento islamico del Medio Oriente….
Appunto e noi dobbiamo aspettare un po’ di tempo per vedere cosa succederà. Adesso c’è questo baratto, ma poi vedrete cosa succederà. Certo che la Siria deve essere cambiata, tutto quello che vogliamo, ma non è questa la strada, non si può perseguire la strada libanese dove uno uccide l’altro, dove si uccide il vicino di casa con il quale prima erano stati condivisi momenti belli. Non capisco nemmeno questo silenzio che è stato imposto, non si dice cosa sta accadendo in Siria, questa Europa che non vale più niente, è un’Europa che ha dimenticato il suo passato, lo sta barattando.
Assad è stato sempre descritto come una persona diversa dal padre, molto più aperto. Qual è il suo commento?
Ma a chi vogliono far credere che questo ragazzo sia un dittatore. La Siria è un paese che ha una Costituzione e un Parlamento da almeno 60 anni. Assad è uno che accompagna i figli a scuola, ha studiato all’estero, è un oculista, e in fondo non voleva neanche fare questo mestiere, si è trovato al posto del padre probabilmente a causa della morte del fratello. Veramente è incredibile quello che avviene e come sta accadendo, tutto quello che sta accadendo in Siria è stato progettato e scritto anni fa dai neoconservatori americani e adesso Obama lo sta mettendo in atto, credevamo che lui era diverso e invece non lo è per niente. Se è vero che l’obiettivo sono le riforme, ci sarà un modo per far sedere tutti attorno a un tavolo e discutere del futuro della Siria. E’ necessario mettere le bombe? Le infrastrutture in Siria sono state demolite, stanno riducendo il Paese all’età della pietra. Le ferrovie non esistono più, tutti i ponti ferroviari sono stati fatti saltare. Le centrali elettriche sono state distrutte e metà paese è stato ridotto al buio. Distrutti anche gli oleodotti, c’è una carenza di gas e le famiglie non possono cucinare e in inverno non potranno riscaldarsi. Ma perché tutto questo? A cosa serve, se non a distruggere un paese.
Cosa dobbiamo aspettarci?
Il problema non è Assad. Se per un motivo qualsiasi Assad venisse messo fuori, la Siria si divide, gli alawiti e i cristiani della costa vanno per conto loro, i drusi della zona confinante con la Giordania se ne vanno da soli, i curdi andranno da soli. Sarà guerra civile vera. Noi oggi dobbiamo sperare nel buon senso di qualcuno, che è l’Occidente da una parte e la Russia dall’altra, che rinuncino ai loro progetti e lascino stare il popolo siriano a discutere del suo futuro. Solo con il dialogo e non con le armi si può risolvere tutto. La Russia vuole la sua base a Tartus, vuole ostacolare questo grande Medio Oriente perché nella parte sud della Russia ritorna la cintura di ferro e la Russia non accetterà mai questo. Già non digerisce la stazioni radar in Turchia e in Polonia. Sapendo tutto questo perché devono portarci verso una guerra. E’ una pazzia quello che sta avvenendo. L’unica cosa che possiamo fare è di costringere il regime e gli oppositori, che sono tanti e a cui è difficile dare una identità, a ragionare del futuro della Siria. La Siria è un paese di tolleranza e noi non possiamo buttarlo nella guerra civile come si sta facendo.
Sul sito Siriatruth che è un sito dell’opposizione, un’opposizione diversa dalle altre, laica, c’è scritto che chi ha messo la bomba nel quartier generale della Sicurezza Nazionale siriana è il segretario del presidente Assad, che non ha niente a che fare con l’opposizione ma è un uomo dei servizi segreti americani. E dopo l’attentato si è rifugiato nella casa dell’ambasciatore americano a Damasco. Questa è una notizia che arriva dall’opposizione. Ma è possibile che se uno Stato o un governo non ci piace noi lo buttiamo giù, ma non democraticamente. Se tutti fossero stati sinceri allora dovevano far votare il popolo siriano, sotto controllo internazionale, e si vedeva cosa voleva questo popolo. Se il popolo non votava per Assad, allora lo si mandava via. Nessuno ha scritto la notizia che Assad ha anche cambiato l’articolo 8 della costituzione così come gli era stato chiesto, nessuno ha detto niente. Ultimamente in Siria sono nati 20 partiti nuovi anche di opposizione ma nessuno lo dice, perché l’obiettivo sono gli equilibri internazionali e la Siria fa parte di questo scacchiere, in nome di una “primavera” che non c’è stata.


Cosa pensa del Piano di pace di Kofi Annan?
Si è capito subito che questo Piano non poteva avere un seguito, perché quando la Lega Araba, e sappiamo chi è oggi la Lega Araba, ha mandato i suoi osservatori questi hanno scritto qualcosa di diverso rispetto a quello che avrebbero voluto leggere questi monarchi arabi e cosa è successo: gli osservatori sono stati mandati a casa. Kofi Annan è più tosto e si sta muovendo meglio, in quanto sta coinvolgendo la Russia in modo più forte, certamente non è detto che ci riuscirà ma prima di mettere da parte il Piano passerà un po’ di tempo.
Pensa che ci sarà un intervento militare?
Questo lo vogliono fare già da molto tempo, l’unica cosa che lo impedisce è la forza missilistica siriana, in quanto la Siria si prepara da sempre, e questo è un altro male, ad un’altra guerra con Israele. Di conseguenza la Siria ha un esercito organizzato, è un Paese che non si può paragonare alla Libia. Inoltre la preoccupazione dei Paesi occidentali è quella di giustificare con l’opinione pubblica l’invio dei soldati in Siria. L’opinione pubblica non sopporta i troppi morti come è successo in Iraq, allora solo per questa paura stanno cercando di indebolire l’esercito siriano e poi fanno l’attacco. Non hanno fatto l’attacco tempo fa perché in Siria c’è un esercito organizzato e certamente sanno che ci vuole del tempo per indebolire e rendere meno reattivo l’esercito siriano. In Iraq i Paesi occidentali hanno fatto una guerra in base ad una bugia e chi ha mai chiesto conto su tutto questo, sono morti un milione di iracheni e nessuno si è preoccupato, tanto sono iracheni e possono morire. In Libia sono morte 40 mila persone e nessuno ha detto niente.
Cosa dovrebbe fare il governo italiano?
Il governo italiano non è in grado di fare nulla, ogni tanto gli dicono di fare qualche dichiarazione perché in tutta questa vicenda c’è il gioco delle parti.
Qual è la sua speranza?
Spero che il popolo, non il governo, italiano non rimanga inerme di fronte a tutto questo, ma pretenda di conoscere la verità e di sentire tutte e due le campane e non una sola, di far passare notizie per potersi formare un’opinione. Per farsi un’opinione bisogna leggere tutto e non solo una parte. L’attentato a Damasco è stato riportato come un atto eroico e mi sta bene che lo dicono, però devono dire anche il resto, non solo una parte. Abbiamo il diritto come popolo italiano di formarci un’opinione, l’informazione non può essere a senso unico. E’ impossibile che la televisiva siriana in arabo “Addounia”, laica, viene oscurata in Europa, parlo di una Tv libera, e invece trasmettono decine e decine di stazioni televisive salafite, che notte e giorno incitano alla morte, all’assassinio. E’ possibile questo in una Europa che ha conosciuto l’Illuminismo? Eppure avviene, avviene nel XXI secolo. Il colonialismo del XIX e XX secolo era molto moderato, più dolce, rispetto a quanto sta accadendo oggi.

venerdì 20 maggio 2011

Energie: Nucleare.

Premetto che non sono un fisico, ma con internet a disposizione basta fare qualche ricerca su alcuni siti di statistica, di rapporti energetici per poter capire se conviene o meno il nucleare
Non mi fido dei programmi alla tv, i quali pubblicizzano il nucleare senza alcun dato scientifico o rapporto serio, e nemmeno di coloro che affermano che le rinnovabili sono il futuro. Penso che ragionare con la propria testa confrontando sia l'una che l'altra possibilità sia la cosa migliore. Fra poco ci sarà il referendum sul nucleare, quindi questo è un tema importante da trattare, ma anche molto complesso.
Quando parliamo di energie, parliamo di ciò che ci alimenta, parliamo di quel fenomeno che ci permette di accendere la luce, la tv, la radio, il pc ecc. Quindi parliamo soprattutto di CONSUMO. Il consumo di energia attualmente è elevato, è superiore al nostro fabbisogno, ma perché? Perché sprechiamo troppo. Non siamo educati al consumo. Vi porto un esempio del Buon uso energetico: in Germania sulle strade di notte i lampioni si accendono soltanto al passaggio di un auto. il che vuol dire: risparmio energetico senza danneggiare nessuno. Qui in Italia i lampioni (per risparmiare energia) vengono spenti TUTTI ad un orario, con o senza il passaggio di auto. In Germania c'è efficienza e ottimo consumo. In Italia la parola efficienza è bandita dal vocabolario, e pessimo uso di energia.
Prima di parlare di cosa consumare(energie rinnovabile/nucleare) si dovrebbe parlare di COME consumare.
EDUCARE AL CONSUMO. Consumo sostenibile. E' nota a tutti la situazione ambientale/climatica del pianeta, quindi nucleare o rinnovabili non è che possiamo con questo ritmo consumistico.
Dopo aver educato al consumo allora possiamo parlare di nucleare.
Bene partiamo dal vantaggio del nucleare: riguarda la produzione, esso ha un surplus energetico molto elevato. ma a quale costo?
I costi di costruzione di una centrale nucleare sono notoriamente superiori che in una qualsiasi altra centrale a causa della necessità di garantire gli stessi standard di sicurezza di una centrale termoelettrica. Secondo alcuni studi, una centrale nucleare può produrre energia a costi simili alle altre fonti energetiche. Questi lavori traggono le loro conclusioni tralasciando di contabilizzare alcuni costi rilevanti poiché riuslterebbero ancora privi di una quantificazione monetaria certa, fra tali costi si ricordano, ad esempio, i seguenti:

  • danni alla salute degli esseri viventi nelle aree di influenza delle installazioni;
  • danni di lungo periodo all'ambiente circostante o interagente con il sito;
  • costi di stoccaggio delle scorie radioattive;
  • premi a copertura di danni causati da incidenti ed eventi disastrosi;
  • premi di rischio per ritardo nell'entrata in esercizio
Alcuni lavori concordano nell'affermare quanto segue:

  • è improbabile che i costi di costruzione siano recuperati con l'attività dell'impianto, considerata la sua durata e il guadagno attesi
  • il costo delle altre fonti di energia dovrebbe salire in modo non realistico affinché il nucleare diventi competitivo
  • l'impianto raramente funziona a pieno regime, solitamente è sfruttato soltanto in parte (il 58%) dal momento che alcuni impianti periodicamente devono essere fermati per controlli di sicurezza. Aumentare questa percentuale ci esporrebbe inevitabilmente ad un rischio
  • l'energia nucleare sarebbe un investimento proficuo solo negli scenari più ottimisti
uno studio del Massachusetts Institute of Technology mette in evidenza le principali differenze tra i costi di generazione delle centrali nucleari e di quelle a gas e carbone:

  • le centrali nucleari richiedono un investimento significativamente più consistente delle altre;
  • negli stati occidentali i tempi di costruzione subiscono lunghe ed imprevedibili dilatazioni nei tempi dovute a proteste popolari e problemi di progetto;
  • oltre ai frequenti maggiori costi derivanti dai ritardi nell'entrata in esercizio, ha valutato gli oneri finanziari in partenza superiori per le centrali nucleari rispetto alle altre, in quanto scontano i maggiori rischi con saggi di interesse più alti a favore degli investitori (interessi sui capitali prestati valutati al 10% per il nucleare contro il 7,8% per gas e carbone ed intero costo dell'impianto finanziato senza costi propri)
Sorvolando sulla questione dell'uranio presente sul pianeta (se disponibile o no), ci sono altre due questioni da affrontare: i tempi di costruzione di una centrale e dove smaltire l'uranio utilizzato?
Gli attuali reattori di III Generazione (AP1000 Westinghouse, EPR Areva) hanno un tempo di costruzione di circa 50 mesi. Ma va tenuto conto che prima della costruzione è necessario acquisire alcune autorizzazioni sia per il sito sia per la costruzione e la messa in funzione esercizio dell'impianto.
Il nuovo programma nucleare italiano avviato con l'approvazione della legge 99 del 23 luglio 2009 riguardante "disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e con relativo decreto attuativo dell'art. 25 della medesima legge approvato nel 2010, prevede la messa in rete della centrale nucleare di III generazione all'orizzonte del 2020!!!!! inoltre quanto costa una centrale di III generazione?
Il costo medio attuale di una centrale nucleare è di circa 2500-3000 euro/kw elettrico installato, ovvero il costo in conto capitale di una centrale da 1000 MWe elettrico è di circa 3 miliardi di euro. il costo dell'EPR da 1600 MW (il reattore europeo di III generazione fornito dalla franco-tedesca Areva) viene valutato attualmente, nei paesi occidentali,  da 4 a 4,5 miliardi di euro.
Abbiamo detto all'inizio che come minimo sono necessarie una 50ina di centrali per soddisfare il fabbisogno nazionale, 50 per 4,5 mld di euro fanno 225 MILIARDI di euro... NON MALE.
E per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti?  attualmente sono spediti in AFRICA! e l'italia è il porto da cui partano i rifiuti tossici delle centrali europee. Facciamo un ragionamento semplice: li mandiamo in africa, laddove provengono molti prodotti alimentari quali la frutta, ma soprattutto la forza lavoro. Inquiniamo il continente da cui preleviamo energie, fossili, forza lavoro, e prodotti alimentari.

Bene dopo aver fatto un'analisi scientifica del nucleare ora analizziamo la complessità della questione in italia.
Punto primo: l'italia è un territorio prevalentemente SISMICO, per quanto possano essere sicure le centrali, la forza della natura sarà sempre più devastante (vedi Fukushima).
Punto secondo: dove le mettiamo le centrali nucleari? le persone che vogliono il nucleare non lo vogliano vicino casa, sfido chiunque ad accettare una centrale vicino casa. Non abbiamo territori abbastanza grandi e isolati come gli U.S.A. dove costruire le centrali.
Punto terzo: il rischio che gli appalti vengono vinti dalla mafia è troppo elevato. Sappiamo tutti che loro hanno in mano il settore edilizio. Sinceramente farsi fare una centrale nucleare da aziende mafiose mi suscita molti dubbi sulla loro sicurezza (vedi l'Aquila).
Punto quarto: i tempi di costruzione e messa in funzione sono TROPPO lunghi.
Punto quinto: i costi di costruzione sono TROPPO elevati.

Concludo questo post augurandomi che il 12 e il 13 giugno andiate a votare, sia per il si che per il no. Il referendum è uno strumento di democrazia diretta, è uno strumento che prova che la sovranità appartiene al popolo il quale la esercita nei modi previsti dalla costituzione (art.1).
Mi sono trasferito da poco a Pisa, nella casa dello studente, l'edificio è nuovo ed efficiente, antisismico ma soprattutto va ad energia SOLARE, sul tetto ci sono  installati impianti fotovoltaici, tra l'altro ho saputo che il nostro edificio produce più di quanto consuma. Fate le vostre conclusioni, INFORMATEVI, non lasciatevi ingannare dal qualunquismo e "dal sentito dire che....".  








sabato 7 maggio 2011

Un controllore razzista

Avevo promesso che il prossimo post sarebbe stato sulle energie, dato che fra qualche settimana ci sarà il referendum sul nucleare, ma ho sentito il dovere di trattare un argomento molto delicato in Italia: il razzismo.
Razzismo è una parola forte, troppo per essere pronunciata da noi Italiani "pacifici". E' una parola che fa scattare automaticamente l'immagine dell'olocausto, dello sterminio della razza, ma anche l'immagine degli afro-americani che vengono discriminati negli stati uniti. Dunque chi è che si assume la responsabilità di pronunciare questa parola? accollarsi tale etichetta: essere razzisti ? nessuno, oppure i più fanatici. Oggi infatti assistiamo ad un nuovo fenomeno del razzismo, ovvero: quante volte avete sentito dire "io nn sono razzista ma mi fanno diventare", quante volte avete sentito dire oppure avete detto voi stessi "ma perche non se ne tornano a casa"? io personalmente, tante volte, anzi vi dirò di più, quando non sapevo ed ero ignorante in materia lo dicevo anche io.
I problemi sono 3: ignoranza generale, superficialità, manipolazione.
Quando parlo di ignoranza generale non mi riferisco a quanto è alto il livello di studio e istruzione del popolo, ma quanto il popolo è informato su una situazione o fenomeno particolare. Esso è strettamente collegato alla manipolazione, in quanto una persona ignorante è più facilmente manipolabile rispetto ad una persona che conosce bene la questione.
Noi non siamo informati, non conosciamo la situazione nella sua complessità, ma la conosciamo apparentemente e superficialmente. Per questo noi rispondiamo con Superficialità.
Eppure noi italiani siamo stati uno dei primi popoli a emigrare.  Dovremmo conoscere bene il meccanismo, cosa si prova quando si arriva in un altro paese, quanto è facile cadere nella criminalità. Nonostante ciò nessuno si ricorda, nessuno ha la voglia di vedere com'è realmente la situazione. I media, sono a loro che crediamo, sono la nostra fonte d'informazione principale, e ciò che dicono è bibbia per noi. Questo potente mezzo è utilizzato dalla politica molto bene. Per loro è lo strumento di manipolazione di massa. Lo strumento con cui diffondono la cultura del razzismo, anzi del neo-razzismo. Poi ci sono i partiti come la lega, che non hanno bisogno di commento. Dopo di che ci sono le mafie, che arruolano questi immigrati per mandarli sulle spiagge, per spacciare, per tenere la prostituzione. Gli offrono una possibilità, è l'unica che hanno, dato che le istituzioni in italia sono assenti, le associazioni fanno quel che possano ma combattere contro il "sistema" è come andare controvento. Infine ci siamo noi, l'ago della bilancia. L'opinione pubblica, il POPOLO che dopo tutto questo impasto, deve decidere da che parte stare. Se combattere per i loro diritti o piegarsi al sistema ovvero accomodarsi sulla poltrona e commentare "io li rimanderei tutti a casa". Se stare in silenzio o agire. Il popolo però deve stare attento al tranello: loro sono esseri umani come noi, combattendo per i loro diritti equivale a combattere anche per i NOSTRI diritti! Oggi sono loro il capro espiatorio domani puoi esserlo tu.
Perché il titolo di questo post è "un controllore razzista" ? Perché l'altro giorno ero sul treno per andare a pisa all'università, stavo ascoltando la radio per distrarmi da l'ennesimo ritardo del treno. Ad un certo punto sento il controllore urlare " dammi il biglietto!!!, se non ce l'hai scendi MERDA!", e poi ancora " Siete tutti delle merde! avete rotto i coglioni! scendi!", quando siamo ripartiti vidi che era un ragazzo di colore. Arrivati a destinazione mi sono sentito una merda, perché ho lasciato che il controllore trattasse come un'animale un ragazzo, che doveva andare a lavoro, soltanto  perché non aveva timbrato il biglietto. A mensa mi sono confrontato con i miei compagni e sentii altre storie del genere. Poi le ho raccontate anche ai miei amici di qua e anche loro ne hanno raccontate alcune. Bene, in quel momento, quando ero sul treno, io ho avuto un comportamento superficiale e razzista in quanto non ho agito. Il silenzio e l'indifferenza è la risposta più semplice, ma non è quella giusta. Se permettiamo che accadono queste cose, alla fine diventerà normale. Il razzismo sarà una cosa standard. Come ho detto prima, oggi tocca a loro essere discriminati, domani può toccare a te, a me, a qualcuno dei tuoi amici o parenti. Se vogliamo che ciò non accada, non dobbiamo rimanere in silenzio, perché non è una cosa normale! il razzismo è un'anomalia! è un virus che viene utilizzato e strumentalizzato per manipolare il popolo! per combatterlo basta essere un po sensibili e parlarne.
Concludo augurandomi di non rivedere episodi del genere, anche perché se un controllore può permettersi di infamarti se non hai il biglietto, allo stesso modo tu puoi infamarlo se il treno è in ritardo e hai il biglietto! ma questo non è essere civili!

sabato 23 aprile 2011

che cos'è la politica?

Oggi in Italia ci troviamo difronte ad un problema serio e pericoloso: l'ignoranza politica. L'italiano medio, soprattutto i più giovani, sono distaccati, allontanati, quasi impauriti della parola POLITICA. Politica significa fare qualcosa per la nostra città, il nostro luogo, ESSERE CITTADINI, esercitare i propri DIRITTI. I nostri Governanti ,destra e sinistra e centro, ci hanno allontanato, forse inconsciamente, con i loro "tentativi" di cambiare questo paese, il NOSTRO PAESE, la NOSTRA NAZIONE, il NOSTRO STATO.
Io non starò certo ad elencarvi i problemi che ha l'Italia, sarebbe improduttivo e comunque li sappiamo tutti quali sono, il dilemma è come affrontare le questioni?
Bene una cosa che non hanno capito, o non hanno voluto capire, o non hanno voluto proprio, i nostri Rappresentanti è come affrontare i problemi dell'Italia. Purtroppo, quasi sempre si è mirato alla superficie del "virus" e mai alla radice, perché? Perché puntare alla superficie ci da un risultato a breve termine, quindi voti, consenso, ma non è duraturo, è soltanto APPARENTEMENTE e TEMPORANEAMENTE risolto. Mentre puntare alla radice richiede un lavoro profondo, ed il risultato è a lungo termine, a volte richiede dei sacrifici, ma il risultato è SICURAMENTE duraturo. Per farvi capire meglio è come quando si ha il mal di denti: nel primo caso prendiamo un aulin o un antidolorifico, senza pensare minimamente ad andare dal dentista, soffrire e spendere soldi. Il risultato è che abbiamo cessato il dolore lievemente e TEMPORANEAMENTE, anzi il nostro fegato prima o poi ne risentirà dopo tutti gli antidolorifici, il dolore tornerà e saremo di nuovo punto e a capo. Nel secondo caso ci rechiamo dal dentista, è una maledetta carie, prezzo della "ripulitura" 70/80€, più il dolore dell'operazione, il risultato è assicurato, ma per una settimana si deve mangiare piano, e per un mese niente pizza con gli amici, cosa fareste voi? in economia si dice che ci troviamo davanti ad un "trade-off", una scelta, e dobbiamo valutare il nostro costo-opportunità, ovvero a cosa rinunciamo. Bene dopo questo inciso, torniamo al problema di prima; nel caso della politica qual'è la radice? qual'è la carie? il dente malato? e qual'è la scelta giusta? l'aulin, o l'operazione costosa e dolorosa?  Mazzini 150 anni fa circa, quando fondava la Giovine Italia per unire tanti piccoli staterelli, granducati, e regni in un unica sola grande nazione,disse che doveva essere il popolo a volerlo. Con questa affermazione voleva far intendere che se si doveva fare l'Italia allora  l'incipit doveva venire dal popolo. Quello che voglio dirvi è che il primo problema dell'italia oggi siamo noi. Il popolo non è più popolo, il popolo è diventato un telespettatore che vota con il tele-voto, guarda reality, programmi scadenti, partite su partite. Esso ha smesso di fare politica, anzi fa anti-politica. Noi Italiani ci siamo messi sulla poltrona preparata da chi ci governa, abbiamo acceso il programma che ci hanno preparato solo ed esclusivamente per noi, ed abbiamo smesso di essere un popolo. Attenzione non voglio dare la colpa a noi se l'italia va male, la colpa non è SOLO nostra! ma sicuramente abbiamo contribuito INCONSCIAMENTE a renderla così com'è oggi! Il politico, quello vero, lo "statista", prima di fare riforme, prima di fare leggi costituzionali, prima di fare decreti-legge, deve cominciare a pensare che "fatta l'italia dobbiamo fare gli italiani" (cit.Massimo d'Azeglio). E come si fanno gli italiani? penso che un elaborata, lunga e intensa rivoluzione culturale, un processo che vada a puntare sul nazionalismo romantico dei moti del '20, dell'idea di nazione-popolo, possa  far fare all'Italia e agli Italiani un gran bel salto di qualità. Lo so, è più facile a dirsi che a farsi, ci vuole tempo, ma non ho detto che sarebbe stato facile, è l'operazione costosa, e dolorosa. Con una rivoluzione culturale, con ideali come la Solidarietà, l'essere Cittadini, e anche l'arte quale strumento fondamentale di dignità sociale e umana, si possono risolvere problemi e questioni storiche, come la mafia, il razzismo, emancipazione della donna. La cultura di uno Stato è  la sua coscienza, la sua storia, la sua mente. Recentemente il ministro Tremonti ha detto che con la cultura non si mangia, beh! mi scusi ministro, ma evidentemente non si è accorto che l'italia vive grazie alle sue opere Culturali: Colosseo, Uffizzi, Torre di Pisa (da 9 anni con il bilancio in positivo), Pompei, i vari templi nel sud, le chiese, i musei.
Bene, allora che cos'è la politica?.... lo strumento necessario che hanno tutti i cittadini LIBERI, in una democrazia... vogliamo un'italia diversa? allora cominciamo a fare politica!
P.S. in questo post ho criticato il mondo politico e il popolo italiano in generale, ma non è riferita a tutti! Conosco assessori, funzionari comunali, amici e parenti che condividono questi ideali e ogni giorno si battono per un Italia nuova.

venerdì 22 aprile 2011

Perché un blog?

Perché è uno strumento di diffusione di idee ed opinioni in rete. 
Perché il limite di lettere di facebook non mi soddisfaceva. 
Perché lo leggerà solo chi è interessato a ciò che dico, così da non annoiare nessuno.
Perché non voglio parlare di me, ma di ciò che accade nel mondo, di affrontare argomenti quali appunto la politica, l'economia, lo sport, e a volte anche di semplice vita quotidiana. 
Cercherò di essere obbiettivo e il più superpartes possibile in ogni argomento affrontato, bene.. questo è il mio primo post.